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Un naufrago e i buoni propositi

Giuseppe Govinda 7 gennaio 2012 L'isola di Govinda, Mondo, Senegal Commenti disabilitati su Un naufrago e i buoni propositi

Come ogni anno è arrivato il momento di scrivere la lista dei buoni propositi. C’è chi vorrebbe cambiare qualcosa della propria vita, città, moglie, amante, lavoro, casa, quartiere, nazione… chi vorrebbe fumare l’ultima sigaretta, diventare più alto, chi vorrebbe dimagrire, chi fare nuoto, chi mettere su qualche chilo…

Ma cosa potrebbe desiderare di più un naufrago? È difficile dare una risposta senza essere banale, perché un comune naufrago in realtà vorrebbe scappar via dal posto in cui si trova per ritornare alla “vera” vita, però allo stesso tempo è dilaniato dall’incognita che nessuna nave passerà “per caso” e quindi non potrà salvarsi.
Per il sottoscritto che si trova su un’isola magica in cui si sente a casa, stilare la lista dei buoni propositi è molto più semplice.

Tutte le domeniche, in uno dei parchi più grandi della città in cui stavo prima di naufragare sull’Isola delle Rose, capitava che dei senegalesi suonavano accompagnati da strumenti vari riuscendo a catturare l’attenzione di decine e decine di passanti. Uno degli strumenti più diffusi è il djembe, tamburo proveniente dall’Africa occidentale composto da un calice in legno e ricoperto di pelle di capra o di mucca. Osservandoli mi sono accorto che ci sono tre tecniche o tocchi: lo slap o suono acuto, il tone suono medio ed il base suono basso. Raramente lo suonano in solo, però vi posso assicurare che molti senegalesi sono così bravi da poterlo fare. E poi che importa? Se abbiamo bisogno di ritmo balliamo! Sull’Isola questo avvenimento si realizza tutte le volte che voglio.

Uno di loro mi spiega che in Senegal sono presenti diverse etnie ma la più diffusa è quella Wolof, originaria della regione del Lof: Waa-lof significa letteralmente “gente del Lof”.
Mi diverte il suono della lingua parlata dai Wolof, ci sono due espressioni che amo: la prima è “Si”, “Waaw” che si pronuncia “UAU”; la seconda è “Nanga def?” che significa “Come stai?”.
Stamattina sono andato nella grotta vicino alle cascate e l’ho gridato: NANGA DEF? NANGA DEF? NANGA DEF?

Ho scoperto che alcuni Wolof percepiscono gli spiriti presenti nelle cose che ci circondano. C’è un poesia dello scrittore senegalese Birago Diop che spiega ciò. «Coloro che sono morti/non sono mai partiti/sono nel seno della donna/sono nel bambino che piange/sono nel tizzone che brucia».
Allora pure io mi concentro: ascolto le onde infrangersi sugli scogli, una noce di cocco staccarsi e posarsi sulla sabbia, il rumore delle foglie scosse dal vento…
Non sono sicuro di aver sentito gli spiriti.. ma dopo questa “meditazione tentata”, posso aggiungere alla mia lista un proposito che consiglio a molte persone: trovare un nuovo modo di vedere le cose.

Market Kaolack - Radosław Botev CC

 

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