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T2 Trainspotting come metafora del diventare adulti

Giuseppe Govinda 12 febbraio 2017 Discovering Berlin, L'isola di Govinda Commenti disabilitati su T2 Trainspotting come metafora del diventare adulti

Mark Renton nel sequel di Trainspotting

Quando Trainspotting uscì nel 1996, io non ero ancora alle superiori. Non ricordo il giorno in cui guardai per la prima volta il film tratto dal romanzo di Welsh, mi viene in mente però il periodo della mia vita in cui ne ero praticamente fissato, cioè esattamente dieci anni fa. Era un fase di grande solitudine e passavo le giornate a scoprire il cinema secondo le mie esigenze e gusti. Allora ero affascinato da film che parlavano di droghe, mi piaceva vedere questi giovani che si facevano e che sognavano tutte le volte che infilzavano la siringa nel braccio o assumevano sostanze varie.

“Meglio del sesso” 

Mi piaceva anche il modo in cui tra sogno e realtà vivevano la vita, e il modo in cui se la rovinavano. Avevo visto Candy con Heath Ledger, Requiem for a dream, Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di BerlinoDrugstore Cowboy, Amore tossico di Claudio Caligari del 1983, ero riuscito a trovare il primo film nella storia del cinema in cui il protagonista si fa di eroina L’uomo dal braccio d’oro (The Man with the Golden Arm) del 1955. Ma ci fu una pellicola con cui tutto partì e che non ho mai dimenticato, ovvero Trainspotting. All’epoca ero separato, solo, senza un lavoro (ma studente universitario), alla ricerca di una via. A tormentarmi c’erano tante cose, come gli esami che a volte non andavano come dovevano. Volevo scegliere ma non sapevo da che parte parare…. Il mio amore per Trainspotting era così grande, che quando iniziai a fare radio, la prima cosa che feci fu usare l’intro di Lust for Life come base nei miei interventi durante le dirette e nel mio canale youtube mostro sempre treni in corsa.

Dopo dieci anni, non studio più all’università e abito a Berlino. Ieri sera sono andato a vedere il sequel T2 Trainspotting (in uscita in Italia il 23 Febbraio) e adesso vorrei parlarvi un po’ del film. Trovare i biglietti per un ritorno cinematografico così atteso, è, durante una manifestazione come la Berlinale, un’impresa molto difficile. Giorni fa sono andato alle 9 del mattino alla biglietteria e una fila lunga lunga stava ad aspettarmi. Non mi sono fatto prendere dal panico più di tanto, e dopo una stressante attesa riesco a comprare i biglietti del film che sognavo di vedere. Io vado alla Berlinale per pochissimi film, di solito solo uno o due (come quando nel 2014 vidi il documentario di Gianni Amelio Felice chi è diverso; o nel 2015 Dora). Guardo quello che il mio istinto mi suggerisce e cerco di tenermi mentalmente “leggero”. Comunque, nei giorni seguenti sono stato su di giri e ho scritto un articolo sulle scene più belle del primo film.

Finalmente il momento arriva. Ieri sera la grande sala del vecchio cinema DDR International sulla Karl-Marx-Allee era colma di gente, e tutti sembravano non vedere l’ora che le luci si spegnessero e il film partisse.

Mark Renton (Ewan McGregor), Simon “Sick Boy” (Jonny Lee Miller), Daniel Murphy “Spud” (Ewen Bremner), Francis Begbie (Robert Carlyle). I quattro hanno adesso delle vite totalmente diverse, ma sono accomunati da una cosa: il loro passato.

La prima volta che lo vediamo nel film, Mark si trova ad Amsterdam. È andato in Olanda con i soldi rubati, e da allora ha vissuto lì. E non è mai tornato a casa. Ha sostituito la sua dipendenza alle droghe, con la dipendenza alle endorfine. È diventato un corridore. Quindi ritorna con molti bagagli, molti sensi di colpa, e in condizioni critiche. Per questo lo fa, perché ci sono le persone che lo conoscono meglio e che anche lui conosce. Non è quello che ci si aspetta da lui perché sembra abbia scelto la vita –  anche se alla fine del primo film lo aveva effettivamente promesso.

Sick Boy prova in tutti i modi a sopravvivere ed è sempre convinto di essere un vincente. Si approfitta di una donna per il suo tornaconto e come persona è un po’ triste e scontroso.

Spud ha continuato ad avere problemi con l’eroina e Renton, quando lo incontra ad Edimburgo, gli mostra come provare a rimpiazzare la sua dipendenza con qualcosa di “socialmente accettabile” come lo sport.

Francis è stato in prigione per venti anni ed è ancora così furioso che lo vorrebbe uccidere.

Anche in T2, Renton è il fulcro su cui si snodano le vicende. “Il dolore, la perdita, la gioia, la vendetta, l’odio, l’amicizia, l’amore, il desiderio, la paura, il rimpianto, l’eroina, l’autodistruzione e la minaccia di morte: ora sono tutti in fila per dargli il benvenuto”, dice il regista Danny Boyle.

Il film ha per protagonista però l’essere umano e il modo in cui affronta l’età adulta.

Nel primo c’era la cosiddetta teoria di Sick Boy, “magnificamente illustrata”, in cui Simon affermava che “tutti invecchiamo e non ce la facciamo più, e questo é quanto”. Gli anni sono passati, e i protagonisti cercano in tutti i modi di farcela. Ma sono eternamente uguali, con i loro difetti, i loro comportamenti da adolescenti arrabbiati, il loro nichilismo.

Ancora una volta si conferma quello che Mark disse dopo la morte della figlia di Sick Boy, “Non importa quante volte esci per rubare o inculare la gente: hai sempre bisogno di ricominciare”. Non per forza ricominciare a drogarti, ma ricominciare a fare cazzate. Ricominciare quello per cui sei destinato.

Uno deve fare i conti col fatto che a volte non si può scegliere la vita.

Il film fa scaturire due riflessioni: prima di tutto cerchiamo di capire chi siamo e in secondo luogo perché non ci troviamo dove dovremmo essere (o dove la società vorrebbe che noi fossimo).

La bellezza del film è inoltre rappresentata da  quel senso di intrattenimento puro e fine a se stesso.  Come nel primo Trainspotting, gli autori ci mostrano i nostri protagonisti nelle svariate circostanze, anche quando sembra che queste non influiranno sullo svolgimento della trama.

Comunica tanta nostalgia la scena in cui ritornano alla stazione ferroviaria di Corrour. “We’re here as an act of memorial,” osserva Renton, a cui Simon risponde: “Nostalgia, that’s why you’re here. You’re a tourist in your own youth.”

Il film si conclude. Guardo i titoli di coda e penso che gli anni sono passati anche per me ma le angosce esistenziali, i demoni, l’affanno che adesso non è più passare un esame ma trovare un lavoro, gli errori, l’autodistruzione, i bisogni sono sempre lì a tormentarmi.

Tornando verso casa, rimbombano nelle mie orecchie le parole di Mark:

“Scegliete la vita, scegliete Facebook ,Twitter, Instagram e sperate che da qualche parte a qualcuno freghi qualcosa.

Scegliete di cercare vecchie fiamme, desiderando di aver agito diversamente.

E scegliete di osservare la storia che si ripete. Scegliete il futuro. Scegliete i reality show, lo sputtanamento, e al diffusione dei porno. Scegliete un contratto a zero ore, un tragitto casa-lavoro di due ore e lo stesso per i vostri figli e alleviate il dolore con una dose sconosciuta di una droga sconosciuta fatta nella cucina di qualcuno. E poi, fate un respiro profondo.

Siete dei tossici, e allora fatevi. Ma fatevi di qualcos’altro. Scegliete le persone che amate. Scegliete il futuro. Scegliete la vita.”

Scena Trainpotting Trainspotting Mark e Simon T2 Trainspotting

(Fonte foto https://www.vice.com/en_uk/article/filmmaking-is-terribly-colonial-talking-t2-trainspotting-with-danny-boyle)

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La colonna sonora è composta da canzoni del primo film che i fan conoscono bene, e di alcune new entries. È possibile acquistarla su Amazon o Itunes. Ecco i brani:

01. Iggy Pop – Lust for Life (The Prodigy Remix)

02. High Contrast – Shotgun Mouthwash

03. Wolf Alice – Silk

04. Young Fathers – Get Up

05. Frankie Goes to Hollywood – Relax

06. Underworld /Ewen Bremner – Eventually But (Spud’s Letter to Gail)

07. Young Fathers – Only God Knows

08. The Rubberbandits – Dad’s Best Friend

09. Blondie – Dreaming

10. Queen – Radio Ga Ga

11. Run D.M.C./Jason Nevis – It’s Like That

12. The Clash – (White Man) In Hammersmith Palais

13. Young Fathers – Rain or Shine

14. Fat White Family – Whitest Boy on the Beach

15. Underworld – Slow Slippy

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