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Salari e turnover

Leonardo 17 luglio 2011 Compresse Commenti disabilitati su Salari e turnover

E’ indubbio che in Cina ci siano sacche industriali in cui i diritti del lavoro sono solo saltuariamente rispettati ed è giusto che se ne faccia adeguata pubblicità negativa. Il problema è che spesso ci si dimentica di relativizzarne le dinamiche e tendiamo a considerare la Cina non come quello che realmente è: un paese in via di sviluppo. Così le informazioni che arrivano in Occidente (e l’Italia in quanto a disinformazione se la gioca come al solito molto bene) parlano solo di queste sacche e non raccontano invece di come ormai la Cina non sia più il paese a basso costo in cui le imprese delocalizzano sottraendo lavoro ai nostri mercati nazionali. Non si parla ad esempio del fatto che in molte zone del paese, in particolare la costa Est e la provincia del Guangdong nel sud, i salari di operai e impiegati crescono ad un tasso del 15-20% annuo. Questo è ovviamente una nota estremamente positiva e si configura come ulteriore testimonianza dell’incredibile progresso economico e sociale del paese. Tuttavia porta con sé alcuni problemi che le imprese, in particolare straniere, stanno affrontando. Tra i più sentiti vi è senz’altro l’alto turnover di operai e impiegati che a volte arriva a toccare punte dell’80% (su 100 dipendenti che ho nel 2010, nel 2011 soltanto 20 dei miei 100 dipendenti saranno gli stessi del 2010). Ciò significa non solo che dovrò costantemente investire tempo e risorse finanziarie per reclutare nuovo personale ma che non avrò mai una sostanziale base di operai, impiegati, ingegneri e dirigenti che si sono specializzati sulle mie attività. Questo turnover è supportato da una bassa fedeltà all’azienda che i cinesi, in genere, mostrano. Il cinese va dove guadagna di più (sia perché il salario è più alto, sia perché, a parità di salario orario, ha la possibilità di lavorare di più), anche se si tratta di pochi spiccioli.
Ecco un esempio. Alcuni giorni fa il General Manager di un’impresa straniera che lavora in Cina con successo da qualche anno mi ha sottoposto il seguente problema.

“I contratti di uno dei nostri principali clienti, noto distributore americano di bevande, prevedono clausole molto specifiche sulle modalità lavorative attraverso cui i suoi ordini devono essere evasi. In particolare, per accordarci la commessa di fornitura, richiede, tra le altre cose, che i nostri dipendenti non lavorino più di 40 ore a settimana. Un’iniziativa lodevole considerati i problemi in materia di diritto del lavoro che affliggono alcune parti della Cina. Tuttavia questo pone un limite alla nostra operatività. La maggior parte dei nostri operai sono immigrati da altre regioni della Cina, dove hanno lasciato le proprie famiglie a cui spediscono parte del loro reddito. Sebbene gli operai richiedano giustamente condizioni lavorative adeguate, come ad esempio locali condizionati e misure di sicurezza a norma di legge, non si curano degli orari lavorativi. Tutt’altro! Richiedono di poter fare il maggior numero di ore di straordinari consentiti dalla legge per poter guadagnare di più e trarre il maggior beneficio possibile dalla condizione di disagio derivante dalla lontananza da casa. Qualora questo non sia possibile, lasciano la nostra azienda e vanno a lavorare per qualcuno che consenta loro di raggiungere salari più alti con un maggior numero di ore passate in fabbrica.”

Il problema è quindi così configurato: il grande cliente richiede un ammontare massimo di ore lavorative che è molto più basso di quello richiesto dagli operai. Se la nostra azienda vuole lavorare con questo cliente subirà probabilmente un turnover molto alto che avrà ricadute sui tempi di evasione dell’ordine e di rispetto delle date di consegna. Per trattenere gli operai alle proprie dipendenze la soluzione migliore a questo punto sembrerebbe aumentare i loro salari senza legarli alle ore lavorative. A queste condizioni però la nostra azienda affronterebbe una maggiorazione di costi che porterebbe, inevitabilmente, ad un incremento dei prezzi di vendita…e il grande distributore americano non sarebbe più interessato ad acquistare.

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