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Quando l’Amore incanta la Morte

Leonardo 19 settembre 2013 Binario di Scambio Commenti disabilitati su Quando l’Amore incanta la Morte

Lettura dal Rgveda e dal Mahabharata, giovedì 19 settembre, ore 21 al Museo di Storia Naturale di Firenze.

Da Occidente è possibile abbracciare la millenaria cultura indiana in un unico sguardo? Per comprendere questo splendido e complesso Paese, per percepire la spiritualità che pervade ogni aspetto della sua quotidianità, è imprescindibile la conoscenza dei Rgveda, il testo sacro che raccoglie 1028 inni, dedicati alle divinità del pantheon indiano. Contiene invocazioni d’aiuto e richieste di protezione, ma anche rituali magici, culti sacrificali, testi di speculazione cosmologica e filosofica. Di difficile datazione, la tradizione vuole il Rgveda di origine divina. Tramandato per secoli in forma orale all’interno di cerchie sacerdotali, è stato messo per iscritto solo verso il 300 a .C. in sanscrito, la lingua indoeuropea ‘madre’ delle moderne lingue indiane, nella quale furono scritti successivamente il Mahabharata e Ramaya?a, i grandi poemi epici della mitologia induista. E se il ?gveda si rivela come l’indispensabile punto di partenza per un’indagine su quella civiltà che l’ha prodotto, mantenendo un’aura di opera misterica e sacra di difficile approccio, i testi successivi del ciclo epico, hanno nel tempo esercitato forse maggiore suggestione su un Occidente assetato di spiritualità. Mentre il Ramaya?a è un poema epico-popolare, che esalta la figura del principe Rama, capace di sacrificarsi per amore, di affrontare i demoni delle Tenebre, morendo di dolore nell’apprendere che la sua amata Sita è deceduta dando alla luce i suoi figli, il Mahabharata è un poema assai più cosmogonico e teologico. Summa del pensiero indù, di questo poema comunemente si dice che “Tutto ciò che non è nel Mahabharata, non esiste”. E il tema della lotta fra Amore e Morte, riappare infatti anche nel Mahabharata, narrato nella leggenda di Savitri, simbolica e poetica fiaba di un amore coniugale che questa volta sconfigge il destino avverso. Il principe Satyavan è l’anima che porta in sé la divina verità dell’essere, caduto nella stretta della morte e dell’ignoranza; la sua sposa Savitri, figlia del Sole, è la Parola Divina che discende agli inferi per salvare l’Essere Umano e che riuscirà ad impietosire il terribile Yama, dio della morte, entità presente anche nel ?gveda agli albori della mitologia vedica. Alla diffusione della conoscenza dei Veda nel nostro Paese, contribuì alla fine dell’Ottocento Angelo De Gubernatis (1840 – 1913), ricercatore, esploratore e fondatore del ‘riscoperto’ Museo Indiano, del quale ebbero grande rinomanza le Letture sopra la mitologia Vediche, edite a Firenze nel 1874. L’India, vista come una miniera inesauribile e stratificata di religioni, miti, fiabe, costumi e arte, ha sempre attirato l’Occidente per il legame diretto con il divino. Per noi, lettori occidentali di oggi, dai poemi vedici traspare il senso della bellezza della natura e dei valori dello spirito; la coscienza dell’intima relazione tra l’uomo e il mondo che lo circonda e della comunanza con tutte le creature viventi. A questo straordinario Universo, rendiamo omaggio con la nostra lettura, che mette di fronte, ancora una volta, gli arcaici antagonisti vedici: Amore e Morte.

Ideazione Teresa Megale, commento musicale a cura di Antonio Mancin, videoproiezione Mirco Rocchi, organizzazione Francesca Dell’Omodarme, Antonia Liberto e Giulia Calamai, regia di Stefania Stefanin. Produzione Binario di Scambio Compagnia Teatrale Universitaria

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