domenica, dicembre 15, 2019
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Perché grazie al film La La Land ho iniziato a sognare di nuovo

Giuseppe Govinda 6 febbraio 2017 Discovering Berlin, L'isola di Govinda Commenti disabilitati su Perché grazie al film La La Land ho iniziato a sognare di nuovo
Alfred Hitchcock diceva “C’è qualcosa di più importante della logica: l’immaginazione”, e aveva ragione. L’immaginazione è lì pronta a supportarti quando cerchi di trovare una soluzione ai tuoi problemi, ti permette di raggiungere un livello di realtà che supera il tuo essere materia, ti aiuta ad evadere da quella gabbia in cui vivi stretto stretto. Io, a volte sento il bisogno di tutto ciò. Non è sempre facile però usare l’immaginazione, ma devo dire che dopo aver visto La La Land ho iniziato a immaginarmi una vita diversa, ho iniziato a sognare di nuovo.
Uscito nelle sale tedesche da pochi giorni, sono andato a guardarlo nel cinema simbolo della vecchia DDR, l’International. Arrivato da Alexanderplatz con la U-Bahn, mi sono intrufolato nel cinema in una giornata grigia e gelida. Compro il biglietto, e intanto che aspetto l’apertura delle porte dell’unica grande e vecchia sala, mi bevo un latte macchiato, tanto amato dai berlinesi.

DDR Kino Berlin

Devo dire che io rappresento il genere di persone che non hanno mai investito del tempo a guardare un musical. Non ho mai visto film come The jazz singer del 1927 o The Love Parade del mitico regista Ernst Lubitsch. Il musical non lo avevo mai approfondito. Uno dei pochi musical che avevo visto è stato Tutti dicono I Love you di Woody Allen, che tanto musical non è, comunque.
La la land parla di due persone: Il pianista jazz Sebastian (Ryan Gosling) e l’aspirante attrice Mia (Emma Stone) i quali si incontrato e iniziano a frequentarsi. Assieme all’amore arrivano anche alcune difficoltà. Ed ecco che il musical diventa il mezzo di espressione più importante del film: attraverso di esso, gli amori, le sofferenze, le insicurezze, le gioie, gli incontri, gli scontri tra persone, l’anonimato di un centro cittadino grande, vengono rappresentati all’ennesima potenza o felicemente dimenticati.
La struttura narrativa del film strizza l’occhio al quella tipica imperniata sulla backstage story ‒ ossia su una vicenda artistica raccontata da dietro le quinte ‒ in cui canto e danza sono giustificati dall’attività dei personaggi – questo aspetto lo si nota maggiormente nella scena in cui Sebastian e Mia si imbattono sul set di un film.
Lo charme è tutto classicista ma con spunti nuovi e interessanti. La storia si svolge seguendo le stagioni dell’anno e il montaggio ricorda quello utilizzato all’epoca del technicolor e del cinemascope.
video su La la land
Nella vita ci sono momenti in cui tutto appare nero e impossibile da risolvere. Un musical ha la forza di spazzare questi momenti e, piuttosto che utilizzare escamotage fantascientifici come succede ad esempio in un film di Steven Spielberg, lo fa con quello che di più primordiale e genuino abbiamo dentro di noi, ovvero la danza e i canti. Gli effetti speciali ci sono e come, ma non sono loro a farci sognare, è prima di tutto la musica.
Se per caso avete già visto il film, o volete ascoltare la colonna sonora, su Spotify è disponibile da un bel po’, pubblicata dall’etichetta Interscope Records. Composta e orchestrata da Justin Hurwitz, compagno del regista Damien Chazelle all’Università di Harvard che ha lavorato anche ai suoi precedenti film. I testi sono stati scritti da Benj Pasek e Justin Paul.
Ho guardato il film e sono uscito dal vecchio edificio DDR con i testa la melodia della canzone di apertura. Mi sono guardato intorno e, in barba alle dure condizioni meteorologiche e alle difficoltà vissute nell’ultimo periodo, mi sono detto “yeah, another day of Sun!”.

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