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ORAZIONE INTIMA

Martina 26 luglio 2011 Recensioni Commenti disabilitati su ORAZIONE INTIMA

Orazione Intima

In scena al Festival Univercity 2011, 20/22 luglio 2011, piazza dell’Università Prato

Isole Comprese Teatro

Gillo Conti Bernini
Regia e ideazione: Elena Turchi e Alessandro Fantechi


Orazione Intima. Sì, ci sono entrambe le cose: l’orazione, resa con maestria dal giovane e talentuoso attore Gillo Conti Bernini e l’intimità. Quest’ultima invece è visibile, ma soprattutto palpabile, dal pubblico privilegiato che si ritrova catapultato in un piccolo spazio composto da poche sedie, una strana luce rosea emanata da neon, musica di sottofondo e tanti palloncini rossi. Sembra incredibile, perché andando a teatro chi si aspetterebbe mai di trovare dei palloncini tappezzare la sala?

Mentre si prende posto lo sguardo dell’attento osservatore Bernini è lì pronto con un espressione mista a riso beffardo, serenità ed anche un po’ di complicità, complicità che ritrova spesso durante il corso dello spettacolo, perché il nostro unico protagonista della scena, nelle vesti di Antonin Artaud, per ben due volte si avvicina cautamente ai privilegiati spettatori: la prima, ponendo loro domande, la seconda, distribuendo loro quegli strani palloncini rossi da sempre presenti in sala.

È proprio adesso che il pubblico incuriosito, attento e stupito, quasi per magia compie un’azione semplice ma al contempo spettacolare: ognuno inizia a gonfiare i palloncini appena donati, e tutti, come se per un momento avessero dimenticato di trovarsi a teatro, iniziano a giocarci calandosi così in un’atmosfera leggera.

Questa leggerezza sembra ritrovarsi solo nella preziosa sala e nel momento “ludico” appena descritto, perché ciò che il nostro protagonista ci racconta non è affatto leggero: tutto ciò che recita, di quella che prende il nome di “Lettera agli analfabeti” del maestro Artaud, è incredibilmente vicino al nostro tempo. Talmente vicino da creare come un momentaneo senso di disagio negli ascoltatori, che continuano ad essere accompagnati dalla notevole maestria di Gillo Conti Bernini, che passa dal recitare frasi di senso compiuto, ad elencare in modo quasi compulsivo parole apparentemente slegate tra loro da un qualsiasi senso logico, all’emissione di strani rumori, al passaggio brusco dal riso alla serietà, al recitare masticando un’intera confezione di caramelle. Alcuni elementi di scena quali la fredda porta metallica presente sullo sfondo o alcuni oggetti come la camicia di forza, portano inevitabilmente lo spettatore a calarsi in quegli stessi manicomi in cui Artaud era stato costretto a stare per troppo tempo e per troppe volte nel corso della sua vita. I movimenti, le parole, gli oggetti presenti in scena, il momentaneo travestirsi da donna da parte del protagonista rendono l’atmosfera spesso molto pesante, allo stesso tempo però il pubblico non smette di ascoltarlo e ammirarlo.

Grazie alla bravura del regista Alessandro Fantechi e al sorprendente talento di Gillo Conti Bernini, “Orazione intima” regala agli spettatori la possibilità di entrare ed uscire continuamente da una vasta ed opposta gamma di sensazioni, che raramente si riesce a percepire da uno spettacolo teatrale.

“Vivere è superare sé stessi mentre l’uomo non sa fare altro che lasciarsi andare”. Queste sono le parole di Artaud e svelano che, ancora una volta, il teatro ha qualcosa da insegnarci: “Orazione intima” non è uno spettacolo che ti permette di lasciarti andare ma, al contrario, ti mette alla prova, ti chiede se sei in grado di superare te stesso nell’assistervi e capire così, se si è realmente capaci di vivere.

Rossana Buffone

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