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L’INGEGNER GADDA VA ALLA GUERRA

Martina 8 dicembre 2012 Teatro Commenti disabilitati su L’INGEGNER GADDA VA ALLA GUERRA

L’ingegner Gadda va alla guerra


Recensione de “L’ingegner Gadda va alla Guerra (o della Tragica storia di Amleto Pirobutirro)” – In scena al Teatro Metastasio di Prato dal 29 novembre al 2 dicembre 2012.

da un’idea di Fabrizio Gifuni (da Carlo Emilio Gadda e Shakespeare)
con Fabrizio Gifuni
regia GIUSEPPE BERTOLUCCI

Lo spettacolo, con unico attore e narratore Fabrizio Gifuni, è una riflessione sul cambiamento, che si sviluppa mettendo a confronto la nostra epoca con quella post bellica, dal 1915/1918 fino all’ascesa del Fascismo in Italia.
La prima parte dello spettacolo è basata su Giornale di Guerra e prigionia di Carlo Emilio Gadda, volontario della Prima Guerra Mondiale, nel quale racconta con enfasi patriottica la propria drammatica esperienza, alternando momenti drammatici, come la morte di un compagno di trincea o la perdita di un conflitto, ai ricordi di casa (ma soprattutto di sua madre) a cui si abbandona come anestetizzato.
La seconda parte è dedicata all’ascesa del Fascismo in tutta Italia. Qui Gadda esce di scena e entrano le testimonianze Italiane, determinate dal solo cambiamento di dialetto, come a creare un coro di diversità -ma tutto Italiano-, e da un cambiamento essenziale di costume: invece che fuori, il gambale dei pantaloni sparisce dentro lo stivale nero, i gesti diventano più meccanici, il mento alto a osannare il Duce.
Il tutto è narrato attraverso il poemetto cinquecentesco sulla psicopatologia erotica “Eros e Priapo”, al quale l’allora Presidente del Consiglio Benito Mussolini si inspirò per un discorso su l’attrazione del popolo italiano verso individui affetti da “delirio narcisistico”.
La terza parte, a luci accese, vede Giufini a cavallo di una sedia (unico elemento in una scenografia spoglia e arricchita da il gioco di luci che induce a un cambiamento di location), “a tu per tu” con il pubblico, in un monologo riflessivo conclusivo, a cavallo tra la scrittura e il teatro.

Il risultato di questo spettacolo è un sapiente lavoro di teatro, unicamente impreziosito e esaltato da una scenografia quasi inesistente, che è come se dicesse “Guardate, la guerra passa e non lascia nulla, se non il vuoto dei ricordi”.

Per gustarsi appieno questo spettacolo, oltre a avere la conoscenza base dei fatti, consiglio di vederlo almeno una volta in più, se ne avete la possibilità.

Elisa Magnolfi

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