martedì, settembre 19, 2017
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L’eredità di Giacomo Becattini. Riflessioni di colleghi ed amici

Giacomo Becattini è stato un grande economista, una figura poliedrica e complessa che nella sua vita ha contribuito in maniera originale e geniale ad interpretare la realtà economica italiana. Il suo lavoro sui “distretti industriali” e la sua teoria sul “calabrone Italia”, hanno fatto di questo grande studioso colui che per primo ha interpretato la realtà pratese come distretto. Becattini era cittadino onorario di Prato, una città a cui ha dedicato gran parte dei suoi studi e che considerava un modello paradigmatico. Prato ha sempre ricambiato con gratitudine e riconoscimento l’attenzione dello studioso che con la sua ricerca ha dato una nuova visione dell’economia della città.
Non è un caso se presso la Biblioteca del Polo Universitario “Città di Prato” è presente il fondo librario denominato La biblioteca dei distretti industriali, donazione di libri fatta da Giacomo Becattini, che conta almeno 2.800 volumi, tra periodici, monografie, fascicoli e dispense. Il raggruppamento organico di pubblicazioni sull’economia dei sistemi produttivi locali è il tratto caratteristico di questo fondo librario che è divenuto un vero e proprio punto di riferimento per ogni tipo di studio comparativo.

Ascolta il podcast integrale della presentazione del libro “La coscienza dei luoghi” di G. Becattini (registrato il 23/02/2016)

In questo articolo ripercorreremo attraverso alcune testimonianze e riflessioni di colleghi, amici ed estimatori la figura del grande studioso.

Marco Bellandi, Prof. Ordinario di Economia Applicata
“Giacomo Becattini è stato un grande economista, ma di tipo speciale. Ha combinato nella sua lunga carriera accademica e scientifica quattro grandi passioni, arricchendole con la sua acuta intelligenza e la straordinaria eloquenza: la decifrazione delle tendenze fondamentali delle società capitaliste, a partire dalle riflessioni di grandi economisti, in primo luogo il “suo” Alfred Marshall; l’applicazione allo studio di fatti economici concreti e importanti, come lo sviluppo economico e industriale della Toscana e dell’Italia nella seconda metà del Novecento; il dibattito e l’impegno culturale, politico, civico sui problemi delle società locali, in primo luogo di Firenze, Prato e della Toscana; l’insegnamento agli studenti e la formazione di tanti giovani ricercatori e collaboratori. Entro tale combinazione ha messo a punto e diffuso, in reti di studiosi e amministratori nazionali e internazionali, alcuni modelli concettuali di grande originalità, in primo luogo il distretto industriale e le economie esterne recuperati da Marshall, ed alcuni studi di grande pregnanza interpretativa come quello sul distretto tessile di Prato. In quanto allievo di Becattini, in particolare, ho incontrato presto il suo interesse per il distretto e per Prato; e questo mi ha introdotto a un mondo di fenomeni affascinanti sullo sviluppo industriale e locale, a volte entusiasmanti a volte drammatici, di cui Prato rimane un grande laboratorio. Il Polo universitario Città di Prato dell’Università di Firenze e il PIN sono diventati per me dei riferimenti costanti e dei supporti importanti per i miei studi, e ricordo ancora la prolusione per l’inizio dell’anno accademico che ho avuto l’onore di presentare al PIN nel 2009, sui temi di quella ricerca internazionale dei distretti industriali che ha avuto come principale artefice appunto il prof. Becattini”.

Gabi Dei Ottati, Professore Associato di Economia dei Settori Produttivi
“Ho conosciuto il Professor Giacomo Becattini nel 1979 poco dopo essermi laureata in Scienze Politiche, grazie al professor Renato Curatolo a cui Becattini si era rivolto perché cercava una giovane che lo aiutasse nel coordinamento del IV volume della Storia di Prato. All’inizio redigevo i verbali delle riunioni dei ben 19 studiosi di discipline diverse (economia, storia, sociologia, demografia, geografia, letteratura) che hanno partecipato alle ricerche per il suddetto volume. E’ da notare che nelle riunioni dei primi anni Ottanta Becattini non aveva ancora maturato l’idea che Prato fosse interpretabile come distretto industriale: la prima ipotesi interpretativa sottolineava il ruolo della famiglia estesa e dei fattori socio-culturali nella spiegazione dello sviluppo pratese per moltiplicazione di micro-imprese (documento di lavoro 14/4/1983). Dopo circa un anno di collaborazione in questo progetto, gli dissi che avrei voluto fare ricerca in università. Mi risposte, con franchezza, che me lo dovevo scordare. Tuttavia, Giacomo Becattini, oltre ad essere uno studioso di grande valore era anche una persona di straordinaria sensibilità e umanità, così, vedendo che ero rimasta male, aggiunse che, se volevo fare ricerca, mi avrebbe seguita.  Successivamente lasciai il lavoro di impiegata per prepararmi al concorso di ricercatore universitario che vinsi presso l’Università di Parma. Fu così che iniziai la mia vita di ricerca sempre guidata dal Professor Giacomo Becattini al quale non potrò mai essere abbastanza grata per quel che mi ha dato, non solo come Maestro, ma anche come Persona, soprattutto nei periodi di difficoltà della vita.”

Maurizio Fioravanti, Presidente del PIN
“Non ho avuto una diretta conoscenza col Prof. Becattini prima della mia elezione a Presidente del PIN, ossia il 2001; mi sono tuttavia reso conto, successivamente, che questo grande studioso era davvero riuscito in un rinnovamento dell’Economia, e questo si notava anche grazie ad una notevole quantità di studiosi di questa scienza presenti all’interno del Polo Universitario. Percepii una grande pluralità di ricerche sulla realtà pratese. Becattini ha stimolato nuovi studi, in molteplici direzioni. E’ partito da una scienza, applicandola ad un’altra. Ricordiamoci che, tra le tante cose per cui Prato è famosa, una di queste è che questa nostra città, è considerata un esempio paradigmatico per l’economia del distretto. Questo, grazie alle teorie di Giacomo Becattini.”

Simone Guercini, Prof. Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese
“I miei primi ricordi del professor Giacomo Becattini risalgono agli anni ottanta quando ero studente di Economia e commercio a Firenze. Come per molti miei compagni di studio, la sua partecipazione a seminari, il suo corso di economia, lo scambio di idee con studenti più grandi, contribuivano a fare percepire chiaramente la sua figura come quella di un economista di prestigio, in primo piano non solo nella vita di facoltà, ma per la sua ricerca riconosciuta a livello nazionale e internazionale. Ho avuto la fortuna di conoscere meglio il professor Giacomo Becattini a partire dagli anni novanta quando, ormai laureato, avevo iniziato a impegnarmi nella ricerca. In più momenti, sia nel corso del dottorato che nella mia prima esperienza di visiting researcher in Inghilterra, studiando l’internazionalizzazione delle attività di ricerca e sviluppo e di marketing delle imprese, mi ero dovuto confrontare con i modelli dello sviluppo locale. Infatti l’interesse per la sua ricerca non era facilmente confinabile, ed interessava gli studiosi di varie discipline, dall’economia alla sociologia, dalla storia al management, dall’organizzazione al marketing. Successivamente nel mio lavoro all’Università di Firenze ci sono stati altri momenti di contatto con il Professore, specialmente legati alla mia esperienza al Polo Universitario di Prato. Fui poi coinvolto nelle attività connesse alla sua importante donazione di libri che oggi costituisce il Fondo Becattini alla Biblioteca della Sede di Prato dell’Università di Firenze. Lo ricorderò sempre per la sua gentilezza, l’arguzia finissima, la capacità di mettere in discussione e di costruire un ragionamento a partire da basi di esperienza comprensibili anche da chi aveva una conoscenza non accademica dei fenomeni. Il suo pensiero sarà una presenza importante per il lavoro di ricerca i molti di noi, come parte di un lascito per il quale gli siamo debitori”.

Giampiero Nigro, Prof. Ordinario di Storia economica
“Era la fine degli anni Sessanta e frequentavo le lezioni di quel giovane professore. Mi affascinavano i suoi ragionamenti e la sua profonda cultura che andava ben oltre gli studi di economia politica e di storia.  Una volta, approfittando di una visita alla facoltà del Governatore di Banca d’Italia Guido Carli, trovò il modo di fare, a noi studenti, considerazioni sul rapporto tra intellettuale e principe. Ne rimasi profondamente colpito. Capii che il senso profondo della libertà di pensiero fosse una fondamentale espressione del suo carattere.
Essere fuori dagli schemi e dagli orpelli del sapere consolidato, vivere la ricerca con un senso di insoddifazione verso ciò che appariva scontato, applicare il proprio acume critico su ogni aspetto della riflessione teorica: questo è stato Giacomo Becattini”.

Daniela Toccafondi, Assessore alla Semplificazione e alle Politiche economiche e per il lavoro
“Sempre sarà il mio esempio in tutto, dall’approfondimento dei fenomeni, all’approccio multidisciplinare, alla dimensione relazionale. Da lui ho imparato dell’importanza dell’ascolto.”

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