domenica, aprile 5, 2020
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La routine

Giuseppe Govinda 8 dicembre 2011 L'isola di Govinda, Mondo Commenti disabilitati su La routine

Il copia e incolla è una mia grande passione. Proprio l’altro giorno stavo leggendo Sumatra di Miloš Crnjanski «Un amore, all’alba, in un paese straniero,/avvolge la nostra anima e la stringe…» mi sono detto che inizierò la prossima diretta radiofonica così…

Sono tante le pellicole di Emir Kusturica che potrei citare per parlare della Serbia. C’è una scena tratta da un suo film che, secondo me, riassume perfettamente (anche se un po’ romanticamente) lo spirito gitano. Questa scena è il monologo/lettera che il protagonista Perhan scrive/recita alla nonna. Ad un certo punto fa: «e che cos’è uno zingaro senza sogni? È una chiesa senza tetto, una campana muta». Il tempo dei gitani è un film del 1988 che narra la storia di una comunità gitana tra Belgrado e Milano. La lingua è una delle caratteristiche più interessanti perché è girato in lingua Rom, con alcune scene in serbo e in italiano.

Il viaggio diventa così un desiderio anche per loro. Noi li immaginiamo senza regole e liberi di fare quello che gli pare, ma secondo me non è così.. Cioè per farmi capire meglio: fare buca a scuola se diventa un’abitudine ti stanca.

La routine è sempre in agguato. Non sono importanti le attività che svolgi, ma ciò che importa è il tuo modo di interpretare la vita, il tuo approccio verso di essa.

Ci sono tanti modi per raggiungere quella che potremmo definire Libertà Stabile. C’è gente ad esempio che trova nella ripetitività la propria pace: sono nati in un posto, in quello stesso posto crescono, trovano un lavoro, si fanno una famiglia e muoiono. Ci sono quelli invece che sentono la necessità di andare. Io tutte le volte che apparecchio, devo subito cambiare la posizione delle posate e perfino delle sedie…

Non c’è una cosa più giusta di un’altra. Restare o andare via, l’importante è trovare una misura adeguata alle nostre necessità. Non serve a niente un viaggio intrapreso senza esserne coscienti; allo steso modo se resti in un posto che non senti tuo va a finire che il dolore ti renderà una persona brutta.

Gypsy wagon - Andy F CC

 

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