sabato, dicembre 5, 2020
#RadioUniversitariaPrato

La brama di protagonismo ai tempi del Coronavirus

In questi giorni di emergenza nazionale e internazionale, ho notato ancora volta quello che disse Andy Warhol tempo fa: “In futuro, tutti saranno famosi per quindici minuti”. L’ho visto ovviamente sui social.
La brama di protagonismo della nostra era è stata amplificata dal coronavirus che ha travolto l’Italia come uno tsunami.

A nulla sono valsi gli interventi del governo. Il virus continua ad espandersi, continua a contagiare nuovi cittadini, e naturalmente non ha barriere.
Mi vengono in mente le parole di Vito Mancuso in un testo tratto dal suo libro Io e Dio. Una guida dei perplessi, in cui il famoso teologo si immagina di guardare l’umanità dallo spazio, e dice “Vedo esseri umani che nascono ed esseri umani che muoiono, sottoposti come ogni altra forma di vita al ciclo del divenire;
vedo altri esseri umani nutriti artificialmente e che respirano artificialmente ma che per questo non hanno perso la voglia di vivere e di continuare ad esserci”.

La fragilità molecolare dell’esistenza

Qualche minuto fa è stato pubblicato da Repubblica un video che sta facendo il giro del web. Si vede il nostro paese dall’alto, proprio come Mancuso immagina di osservare la terra nel suo libro. Io nel video scorgo un pese bello, pieno di storia, bei panorami, natura e familiarità… E mi chiedo quanto tutto questo abbia un senso. Sono afflitto dalla drammaticità dell’esistenza che proprio nel suo essere drammatica è affascinante, ma che a causa del coronavirus mi trasmette la sua fragilità molecolare. Questi piccoli alieni, come li ha definiti Piero Angela, che si impossessano delle nostre cellule per fare ciò che vogliono e, nel peggiore dei casi, ci uccidono, sono terrificanti. Ricordiamolo però: non è una novità. Batteri e virus, sono ovunque… E sì, ci sono altre malattie in giro, però non avevamo bisogno di un ennesima patologia incurabile, estremamente infettiva, che cambia le nostre abitudini e che riempie gli ospedali e le terapie intensive.

Gli italiani, seguendo il motto (poi diventato hashtag) “Io resto a casa” annunciato in stile quasi propagandistico (e per propagandistico intendo una sorta di public relation mista a social media management), dal premier Giuseppe Conte, stanno da nord a sud pubblicando nei vari social video in cui cantano dai balconi, live con gli amici e/o followers su instagram… In parole povere, si fanno vedere. Non sono sicuro se questo sia un meccanismo per sconfiggere la paura o se sia un ultimo ed evidentissimo segno che la nostra generazione non può stare nemmeno per un istante ferma, e che sopratutto deve apparire ed essere protagonista. Protagonismo ricordo che è l’ambizione di proporsi con ogni mezzo e a ogni costo all’attenzione generale. E lo si fa oggigiorno attraverso Facebook, Youtube, Twitter, il già citato Instagram e in casi estremi con campagne di beneficenza che promuovono anche grazie ai giornali non soltanto il “fare del bene” ma anche la persona e le persone che ne sono responsabili, i protagonisti insomma. Dall’attrice famosa al fruttivendolo più conosciuto del paesino: tutti devono apparire. Tutti si scoprono cantanti, benefattori, poeti, vip. Diventano responsabili ovvero persone perbene, pur di ricevere un like. E se ne ricevi tanti allora hai successo. Un po’ come accadeva durante il boom economico: chi comprava la lavatrice più costosa aveva vinto. Adesso vincono i like.

Allora concludo la mia riflessione sulla brama di protagonismo riportandovi le parole di Mancuso, che scrive: “Questa vita, dentro cui siamo capitati nascendo senza sapere perché, ha mille ragioni per essere una grazia, e mille altre per essere una disgrazia: ma cos’è vero? Che è una grazia, o una disgrazia?”.

Lavoriamo per rendere questo paese migliore, ma per quale motivo? Un virus potrebbe spazzare esso e i suoi protagonisti “iperattivi” in men che non si dica.

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