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Joven y Alocada – Young & Wild

Giuseppe Govinda 27 febbraio 2012 Berlinale 2012, Cile, Discovering Berlin, L'isola di Govinda, Mondo Commenti disabilitati su Joven y Alocada – Young & Wild

La mia esperienza di naufrago fortunato mi ha insegnato che sull’Isola delle Rose tutto è possibile. Giorni fa sono andato al cinema, ma non un cinema qualunque… sono stato al Festival internazionale del cinema di Berlino e ho visto un film cileno.
Diretto dalla regista Marialy Rivas, Joven y Alocada ha come protagonista Daniela (interpretata da una giovanissima e talentuosa Alicia Rodríguez, già in La vida de los peces del 2010 di Matías Bize) una quasi diciottenne cilena, cresciuta in una famiglia molto evangelica e conservatrice.
Quando si viene a sapere che Daniela ha avuto rapporti sessuali con un suo compagno, è espulsa da scuola. La madre Teresa (Aline Kuppenheim), infuriata per l’accaduto la sorveglia attentamente, e la manda a lavorare in una televisione che si occupa solo di temi religiosi, minacciando di mandarla in una comunità se avesse fatto altri casini.
Daniela più che somigliare alla madre, è piuttosto simile alla zia (Ingrid Isensee) malata di cancro con cui ha un rapporto abbastanza confidenziale.

Frequenta Tomas (Felipe Pinto) un ragazzo conosciuto sul posto di lavoro. Decide così di cambiare stile di vita per intraprendere la “retta” via, ma proprio quando è in procinto di battezzarsi, parallelamente alla sua nuova e approvata relazione, inizia ad amare la collega Antonia (Maria Gracia Omegna), coltivando il pensiero di portarsi a letto entrambi.

Nel frattempo Daniela scrive un blog grazie al quale condivide le sue esperienze con altri giovani della sua età, blog che influenzerà l’evolversi della storia…

Young & wild, questo è il sottotitolo inglese del film, mostra con umorismo ma senza mezzi termini un’adolescente viva, sana, che a un occhio superficiale potrebbe apparire ingenua, e che scopre giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza il proprio corpo. Le sue fantasie sono spiegate chiaramente attraverso le immagini. Il montaggio fa uso d’istantanee esplicite e piacevoli che amplificano forse la contrapposizione tra eros e un certo tipo di religione….

Dopo aver vinto il premio come Miglior sceneggiatura al Sundance Film Festival 2012 (rassegna nata nel 1983, da un’idea di Robert Redford per sostenere e pubblicizzare il lavoro di giovani americani che erano fuori del circuito di Hollywood, e oggi diventato il più grande festival di cinema indipendente nel mondo), Joven y Alocada approda alla 62° edizione della Berlinale non senza lo stesso successo.
Alla proiezione avvenuta al CinemaxX in Potsdamer Platz, era tutto esaurito ed io sono riuscito a trovare il biglietto. Ho appoggiato il mio zaino con dentro le noci di cocco sul bancone del botteghino e ho detto “ich möchte ein Ticket für Joven y Alocada”. Denver non è voluto venire con me, ma probabilmente non l’avrebbero fatto entrare poiché il film è vietato ai minori di 14 anni.

Al termine della proiezione la regista, presente in sala, ha partecipato al dibattito con il pubblico. Dal suo atteggiamento e dalle risposte date, non sembra aver voluto girare questo film per soddisfare un bisogno sociale.

In un’intervista rilasciata a IndieWire Marialy Rivas dichiara: “For me, it’s like falling in love. If I fall in love with a story, I’ll do it. I don’t fall in love with stories that are merely out to provoke people.
Of course for me, movies have to raise questions, especially in a country like mine”.
Joven y alocada dà l’impressione di essere un film che prima di tutto racconta, diverte e che non ha la pretesa di cambiare le cose. Poi se dovesse contribuire a cambiarle la Rivas ne sarebbe molto contenta.

I protagonisti giovani e puri, si spogliano spesso mantenendo alta la carica erotica. Il sesso è la cosa più naturale del mondo, dice la regista, e c’ha ragione. Perché censurarlo?
E’ lo specchio di un Cile fuori dai soliti schemi, rappresentato dai movimenti studenteschi attivi negli ultimi anni nel paese.

Un’altra nota positiva è costituita dalla colonna sonora, soprattutto dal brano intitolato El Amanecer composto dalla cantante cilena Javiera Mena, che con il suo ritmo indie-electropop s’incastra bene con la sobrietà della vicenda.

Questa película mi fa pensare a Kaboom di Gregg Araki mostrato in anteprima a Cannes nel 2010, e per osmosi mi fa pensare a un regista tedesco in parte simbolo di quest’approccio cinematografico: Rainer Werner Fassbinder.

photo isola delle rose chile joven y alocada2

Marialy Rivas a Berlino

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