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Fuga di cervelli. L’esempio di Gabriele.

Rubina 4 febbraio 2013 Le nostre interviste Commenti disabilitati su Fuga di cervelli. L’esempio di Gabriele.

Italia. Un paese per vecchi.
No, non è il titolo del sequel di un film dei fratelli Coen, ma la situazione in cui si trova il nostro paese.
I giovani sono, infatti, sempre meno incentivati dal proprio governo e gli ultimi anni di crisi non hanno certo aiutato, tra tagli alla scuola e mancanza di soldi nelle famiglie, si crede sempre meno in questa Italia.
Ma queste generazioni, sono tutt’altro che una massa di bamboccioni, sono ragazzi tra le maggiori eccellenze del paese, che si ritrovano costretti a migrare, dato che qui non trovano giuste posizioni nel loro campo.
Ogni anno migrano sessantamila giovani e circa la metà di essi sono laureati e il settore dove si registra il più alto numero di fughe di cervelli è la ricerca scientifica.
I fondi e i finanziamenti per le ricerche sono infatti irrisori, il precariato in questo campo la fa da padrone e arrivare alle più alte posizioni gerarchiche, è un processo, che in ambito scientifico prevede una lentezza notevole, tutti questi fattori concorrono sicuramente a farsì che oggi i dottorandi e i ricercatori italiani cerchino fortuna all’estero. È proprio qui, che spesso si riesce a trovare un livello più alto di specializzazione e talvolta anche una successiva offerta di lavoro che, comporta un addio definitivo al Belpaese.
Fuga_dei_cervelli
I paesi più gettonati in cui gli italiani migrano sono, soprattutto negli ultimi anni, i paesi emergenti come Cina, India e Giappone, paesi che, stanno investendo moltissimo nella ricerca. Questo è un fenomeno molto antico, che è, tuttavia, emerso nel dibattito internazionale, solo intorno agli anni Settanta soprattutto per quanto riguarda l’emigrazione dal Sud al Nord del mondo. Soprattutto negli ultimi anni i giovani laureati si ritrovano a utilizzare e arricchire le proprie potenzialità in paesi esteri, poichè qui riescono a trovarvi posizioni migliori per le loro capacità e soprattutto maggiori prospettive future di fare carriera.
È questo il caso di Gabriele Rosi, un ragazzo dell’Università di Firenze, che Elisa ha intervistato per Radio Spin.
Gabriele, si iscrive a fisica nel 2003/2004 e si laurea prima alla triennale, poi specialistica e infine dottorato, che gli permette di assicurarsi una formazione valida a livello internazionale, lui si occupa principalmente di fisica atomica e si trova a migrare in Giappone. Questo è il nostro caso di cervello in fuga, che abbiamo analizzato attraverso l’intervista di Elisa, in cui è emerso che la situazione dei dottorati è un argomento molto sensibile all’interno delle Università italiane. L’importo della borsa di studio per un dottorato di ricerca in Italia è generalmente inferiore rispetto a quelle percepite negli altri paesi e i giovani ricercatori cercano lavoro presso centri stranieri, con retribuzioni più alte, maggiori tutele e inserimenti professionali più accattivanti.
Gabriele ci spiega che aveva ricevuto una domanda anche dagli Stati Uniti, ma che per motivi personali, ha preferito scegliere il Giappone, siamo di fronte a due delle maggiori potenze mondiali, quindi quello di cui stiamo parlando è tutt’altro che un ragazzo mediocre. Lui ci parla dell’ateneo fiorentino con grande ottimismo, considera la sua formazione piuttosto buona, solo che, e non è solo un suo parere, mancano le eccellenze.
Il vero problema non è però la fuga di cervelli, come quello di Gabriele, ma l’incapacità del nostro paese di attrarli. Il fatto è che questi giovani che partono, una volta partiti, non tornano più e quindi non restituiscono al Paese, l’investimento finanziario e culturale fatto per la loro formazione.
Questo è un risultato molto forte, in quanto i cervelli in fuga gravano sull’economia italiana, in vent’anni la suddetta fuga ha causato al nostro Paese una perdita di quasi quattro miliardi di euro.
Non è solo perchè andando all’estero i ragazzi apportano all’Italia una perdita di persone e denaro, ma soprattutto perchè si perdono invenzioni, le quali essendo scoperte all’estero vengono considerate proprie di quei paesi anche se si tratta di innovazioni apportate da ricercatori di nazionalità italiana.
Inoltre a tutto questo si deve sommare la grande crisi degli ultimi anni, che spinge ancora di più i giovani ad accettare lavori più redditizi, anche se questo significa apportare importanti modifiche alla propria vita.
Bisogna sommare anche, il fatto che la politica italiana non abbia sviluppato un grande interesse nei confronti della ricerca, nei confronti di questa problematica e delle possibili soluzioni per riportare l’Italia a essere un luogo seducente per i cervelli nostrani, ma anche per quelli stranieri.
Ci sono vari tipi di migranti, quelli che lo fanno per scelta e quelli che lo fanno per necessità, ma ci sono anche diversi tipi di fughe. Lo scambio di cervelli, dall’inglese brain exchange, che consiste nel flusso di menti tra un paese e l’altro con uno spostamento bilanciato nei due sensi. L’altro tipo, è la circolazione di cervelli, dall’espressione anglosassone brian circulation, che definisce un percorso di formazione e avviamento professionale in cui uno studente si reca all’estero per completare gli studi al fine di perfezionarsi e poi tornare in patia e mettere a frutto le esperienze accumulate per occupare una posizione più vantaggiosa.
Invece, la fuga vera e propria, brain drain, consiste nello spostamento in altri paesi da parte di talenti italiani, i quali però non fanno ritorno nel loro Belpaese.
I pro di una formazione di questo tipo sono sicuramente tanti, per primo, sicuramente, il fatto che chi torna, se torna, non è mai la stessa persona di quella della partenza, si ritrova con una cultura maggiore, una professionalità spiccata e una maggiore specializzazione nel proprio campo.
Quello che emerge dai nostri contatti con gli studenti universitari, del Polo e non, ossia che i giovani vogliono portare nel dibattito politico i temi della precarietà e della disoccupazione giovanile, affinchè si prendano in considerazione nuove soluzioni, sostituibili alla fuga di cervelli.
I giovani partono, come fuoriesce anche dalle parole di Gabriele, ma vogliono tornare.
Gli studenti vogliono restare, preferirebbe vivere in Italia, credono di essere una risorsa importante per questo Paese, ma perchè questo avvenga, è necessario un rapido cambiamento.
Per risolvere questo problema, non c’è altra soluzione che investire denaro e risorse maggiori nella ricerca, nei dottorati e nella formazione universitaria, perchè i giovani sono il futuro!
Vi segnaliamo il sito CERVELLI IN FUGA che è il portale degli italiani all’estero, una sorta di comunità virtuale in cui i compagni di avventura si scambiano consigli.
E vi riproponiamo l’intervista di Elisa a Gabriele, studente ormai approdato in territorio Giapponese, che abbiamo preso in esame per affrontare questo tema.

Intervista a Gabriele Rosi by Rubina Lucchesi on Mixcloud

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