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Dagli spiriti della DDR agli elefanti del Tierpark

Giuseppe Govinda 12 novembre 2012 Discovering Berlin, Germania, Lichtenberg Commenti disabilitati su Dagli spiriti della DDR agli elefanti del Tierpark

La vista dell’orrore, quello vero, mi ha sempre turbato.
Avendo trovato un po’ di tempo libero – dopo i lunghi festeggiamenti per la caduta del Muro di Berlino – decido di andare al memoriale del carcere di Hohenschönhausen. Fondata nel 1945 da quello che diventò il KGB, la Gedenkstätte Hohenschönhausen inizialmente fu usata per rinchiudere i prigionieri nazisti. Circa 16.000, imprigionati col carcere preventivo: atroci torture, malnutrizione.. All’orrore nazista si era sostituito quello sovietico. Venne chiuso un anno dopo e nel 1950 la DDR decise di riaprilo per chiunque si ritenesse avere sentimenti contro il partito.
In città si erano formati dei veri e propri spioni: lavoravi in segreto per il partito, spiavi i tuoi vicini di casa e se ti accorgevi che potessero avere dei comportamenti o dei sentimenti contro lo stato andavi a segnalarli. Eh boom, chissà cosa sarebbe accaduto. Molti berlinesi furono incarcerati, mandati a soffrire e a morire solo perché c’era il sospetto che fossero dei sovversivi. “È pazzesco” dico a Franz che è venuto con me.
In giro per quel carcere non siamo soli. Un gruppo di persone, famiglie, anziani, giovani come noi sono accompagnati da un ex prigioniero che fa da guida: un tedesco, alto, sulla cinquantina che spiega cosa accadeva e cosa gli è accaduto quando fu portato qua. Sembra di essere in un videogame survival horror. Come nel carcere di Silent Hill, a ogni stanza mi aspetto di trovare un mostro pronto a succhiare il mio cervello. Sento strane presenze nell’aria. In Asia i Bramini più ortodossi non vanno ai funerali «perché la credenza è che, tornando dal luogo della cremazione, uno può essere seguito da certi spiriti che poi si installano in casa».* Se è davvero così, poveri i visitatori di questo luogo!
La violenza psico-fisica subita da quell’uomo è notevole. Ma lui ha l’aria di essere una persona forte. Ha quasi sempre un sorriso nel descrivere il luogo dove come dice ha passato il periodo più brutto della sua vita.  Mi ricorda il pugile Rocky: come il personaggio di Sylvester Stallone ha resistito fino alla fine, non ha permesso a nessuno di batterlo per knockout perché «fare un altro round quando pensi di non farcela, è una cosa che può cambiare tutta la tua vita».

Visitare questo posto è fondamentale per non finire a essere nostalgici di qualcosa che in realtà è stato una vera e propria merda. E ciò che non sono riuscito a capire dal tour dell’orrore perché forse infastidito dagli spiriti del carcere, lo posso approfondire in rete. Per molti è essenziale ricordare per non dimenticare.

Dopo il tour, io e Franz ci separiamo. Ho bisogno di rilassarmi nella natura. Vado al Tierpark situato nel quartiere di Friedrichsfelde sempre nel distretto Lichtenberg. Adoro gli animali, mi piace osservali. Starei ore e ore lì a vedere cosa fanno.
Il Tierpark è il più grande zoo d’Europa. Su una superficie di 160 ettari, vivono circa 7.800 animali, dall’orso malese alla volpe volante gigante indiana.
Io e Natalie dopo la serata a Postdam siamo più vicini. Abbiamo appuntamento davanti al posto in cui vivono gli elefanti. Ci sono anche baby elefanti che trovo molto carini. Il modo in cui le madri e tutto il gruppo si prendono cura dei più piccoli, mi fa pensare alla Favola dei Porcospini di Arthur Schopenhauer. Il filosofo tedesco parla del fatto che in una relazione d’amore i comportamenti, le abitudini, le esigenze degli altri rappresentano le spine, ognuno ha le sue. E paragona questo a un gruppo di porcospini i quali durante una giornata di freddo per stare caldi si avvicinano l’un l’altro, ma non possono stare troppo vicini altrimenti si pungono a vicenda.
Bisogna trovare la giusta distanza per non venire troppo a contatto con le spine degli altri e non farsi male. La forza di una relazione, d’amore o di amicizia che sia, è saper trovare il modo di non stare troppo vicini quando “fa freddo”, altrimenti ci si punge. «All’inizio stanno bene, ma dopo un po’ cominciano ad avvertire le spine degli altri, allora sono costretti ad allontanarsi per non sentire il dolore. Poi il bisogno di calore li spinge nuovamente a riavvicinarsi e ancora ad allontanarsi, così che i porcospini sono continuamente sballottati avanti e indietro, spinti dai due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione».
In passato mi è capitato di avere amici/partner che sembravano ossessionati da me. Non mi facevano respirare. Di quelli che ti osservano dalla testa ai piedi, sempre vigili a ogni tuo cambiamento e parola. Di quelli che dicono di non stare mai su facebook, ma quando t’incontrano, devono elencarti tutti gli aggiornamenti di stato che hai fatto dall’ultima volta in cui vi siete visti. Loro possessivi perché insicuri…

Invece, io Natalie e Franz troviamo la forza di non infastidire l’altro e questo per me è simbolo di una grande unione. Penso di aver trovato i porcospini giusti.

*Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, p.100.

Spiriti a Berlino

Hohenschönhausen

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